Paradise Circus
17 anni.
Non riesco e non riuscirò mai a descrivermi.
17 anni.
Non riesco e non riuscirò mai a descrivermi.
Si immaginino degli uomini chiusi fin da bambini in una caverna sotterranea, incatenati in modo tale da poter guardare solo verso il fondo della caverna. Dietro di loro brilla una luce alta e lontana, e tra la luce e i prigionieri si trova un muretto che corre lungo una strada. Su questa strada passano delle persone che trasportano degli oggetti diversi, alcuni parlano, altri no. Chi sta nelle caverne, non avendo mai visto l’oggetto reale, crede che l’ombra proiettata sul fondo della caverna sia l’oggetto reale, e che gli echi siano le voci reali delle persone.
Poi un prigioniero si libera e sale la caverna. Si tratta di un processo lungo e doloroso, in quanto i suoi occhi, non abituati alla luce, fanno male quanto più si avvicina all’imboccatura della caverna. Ma una volta abituato, il prigioniero ha la possibilità di vedere che le ombre altro non erano che la proiezione degli oggetti trasportati dalle persone dietro il muretto e ora crede siano questi gli ogetti reali. Procedendo riuscirà a uscire dalla caverna e qui l’immagine del prigioniero sta a significare il filosofo, che mano a mano che il tempo passa si avvicina sempre di più al poter guardare direttamente la luce del sole, la fonte del Bene supremo. vedrà prima i riflessi delle cose reali perchè no nriuscirà ancora a guardarli direttamente, abbagliato dalla luce, quindi riuscirà a vedere direttamente la luce del sole, che rende visibili gli oggetti reali. Il filosofo è poi chiamato a diffondere questa sua conoscenza, ma tornando nella caverna, deve di nuovo abituarsi al buio, e gli altri uomini non saranno certo pronti a seguirlo in un cammino che porta moltissime sofferenze.
Mito della Caverna di Platone